Finita la marcia su Rapallo / 2
Riecco la maggioranza senza rappresentanza. Un altro Matteo è possibile
C’è una maggioranza in Italia priva di rappresentanza politica. Non ha neanche quella culturale, si sa. Ed è il solito polo escluso. E’ quello della destra e la capacità di decidere in ragione della propria natura sociale è pari a zero. E’ quello del ceto medio, il contesto, quello dell’italiano medio, della larga Italia la cui media è quella di un sentimento diffuso più che di un’identità di popolo. Ed è il racconto sull’incapacità di darsi una leadership e, fatto non secondario, anche l’impossibilità di creare una casa comune senza pagare pegno all’ideologicamente corretto.

C’è una maggioranza in Italia priva di rappresentanza politica. Non ha neanche quella culturale, si sa. Ed è il solito polo escluso. E’ quello della destra e la capacità di decidere in ragione della propria natura sociale è pari a zero. E’ quello del ceto medio, il contesto, quello dell’italiano medio, della larga Italia la cui media è quella di un sentimento diffuso più che di un’identità di popolo. Ed è il racconto sull’incapacità di darsi una leadership e, fatto non secondario, anche l’impossibilità di creare una casa comune senza pagare pegno all’ideologicamente corretto.
La maggioranza d’Italia che non riesce a generare élite o una significativa espressione di sé ha perso la sua ultima occasione e Silvio Berlusconi che totalizza una percentuale senza il 2 davanti consegna alla sconfitta i moderati, illusi innanzi all’altare della Rivoluzione liberale prima e dalla rimonta elettorale dopo.
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Ancora più pesante è la risibilità dell’esperimento alfaniano, ovvio. Stessa cosa – ma forse peggio, in ragione della specificità “ideale” – è il nulla di fatto dei Fratelli d’Italia, forti di leader – Giorgia Meloni e Guido Crosetto – ma azzoppati da una compagnia di giro imbarazzante: Magdi Allam, Gianni Alemanno e Giulio Terzi di Sant’Agata. E tutto quel che di “sistema” resta, ovvero il corpaccione di parastato e garantiti – un tempo pascolo elettorale di vecchi ras democristiani – è traslocato nel tempo a sinistra, sotto l’ala protettiva del Pd, tendenza cattolica, di cui Matteo Renzi – sebbene fighetta – è figlio legittimo.
Certo, c’è la Lega. Ha fatto un buon risultato considerata la fogna in cui era stata gettata, a cominciare dalle mattane del suo fondatore. Un partito sfasciato – sporcato dal transito di ladri imbarazzanti e da non pochi inutili pittoreschi – restituito oggi da Matteo Salvini alla politica e che dovrà farsi carico di un percorso ideologicamente irritante, quello dove si parla la lingua della realtà che non è certo la pancia di Beppe Grillo – coi grillini a disperdersi tra reddito minimo garantito, matrimoni tra esseri senzienti di specie diverse e nullità parlamentare – ma la vacca boia della vita vera. Resta il fatto di questa maggioranza senza rappresentazione politica. Un ceto esclusivamente elettorale ha lucrato negli anni per assicurarsi la sopravvivenza e senza mai produrre – a maggior ragione negli anni della sbornia berlusconiana – un patrimonio da vivificare poi con l’azione diretta in tema di riforme, strategia economica e scelte internazionali. Fosse pure con la vacca boia della vita vera.
La maggioranza d’Italia che non riesce a generare élite o una significativa espressione di sé ha perso la sua ultima occasione e Silvio Berlusconi che totalizza una percentuale senza il 2 davanti consegna alla sconfitta i moderati, illusi innanzi all’altare della Rivoluzione liberale prima e dalla rimonta elettorale dopo.
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Ancora più pesante è la risibilità dell’esperimento alfaniano, ovvio. Stessa cosa – ma forse peggio, in ragione della specificità “ideale” – è il nulla di fatto dei Fratelli d’Italia, forti di leader – Giorgia Meloni e Guido Crosetto – ma azzoppati da una compagnia di giro imbarazzante: Magdi Allam, Gianni Alemanno e Giulio Terzi di Sant’Agata. E tutto quel che di “sistema” resta, ovvero il corpaccione di parastato e garantiti – un tempo pascolo elettorale di vecchi ras democristiani – è traslocato nel tempo a sinistra, sotto l’ala protettiva del Pd, tendenza cattolica, di cui Matteo Renzi – sebbene fighetta – è figlio legittimo.
Certo, c’è la Lega. Ha fatto un buon risultato considerata la fogna in cui era stata gettata, a cominciare dalle mattane del suo fondatore. Un partito sfasciato – sporcato dal transito di ladri imbarazzanti e da non pochi inutili pittoreschi – restituito oggi da Matteo Salvini alla politica e che dovrà farsi carico di un percorso ideologicamente irritante, quello dove si parla la lingua della realtà che non è certo la pancia di Beppe Grillo – coi grillini a disperdersi tra reddito minimo garantito, matrimoni tra esseri senzienti di specie diverse e nullità parlamentare – ma la vacca boia della vita vera. Resta il fatto di questa maggioranza senza rappresentazione politica. Un ceto esclusivamente elettorale ha lucrato negli anni per assicurarsi la sopravvivenza e senza mai produrre – a maggior ragione negli anni della sbornia berlusconiana – un patrimonio da vivificare poi con l’azione diretta in tema di riforme, strategia economica e scelte internazionali. Fosse pure con la vacca boia della vita vera.